Allargamento UE: rischio lavoro

.: rassegna stampa

Dogane, in due anni a rischio 500 posti
Udine, costituito un comitato per fronteggiare le conseguenze della scomparsa dei confini

UDINE. Gli operatori delle case di spedizione della dogana di Udine si sono riuniti in un comitato per fronteggiare i rischi che entro poco tempo si profileranno per la loro situazione professionale e si augurano di agire assieme ai loro colleghi di Gorizia, Trieste, Pordenone e Pontebba, che condividono con essi la stessa condizione.
La realtà delle dogane nella nostra regione coinvolge 800 lavoratori diretti e diverse centinaia di impiegati nell'indotto, persone che vivono di attività legate al commercio transfrontaliero, un settore che vedrà ridursi il suo raggio d'azione dal primo maggio 2004, data dell'ingresso dei nuovi dieci stati membri nell'Ue.
Venendo a cadere il confine italiano con la Slovenia e gli altri paesi dell'Europa Continentale, il Friuli Venezia-Giulia subirà un drastico calo del lavoro in questo ambito, con una riduzione del personale stimata nel 65%.
Come principale iniziativa per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema e rivendicare i propri diritti, il comitato degli operatori della dogana di Udine (formato da titolari e dipendenti delle case di spedizioni) si propone di informare e di coinvolgere le istituzioni della Provincia mediante un'analisi della situazione che si verrà a creare. Il portavoce del comitato, lo spedizioniere doganale Luca Menis, descrive amaramente come stanno le cose: «la Slovenia e l'Austria hanno già calcolato il numero degli esuberi, mentre da noi è preoccupante la mancanza di iniziative da parte del governo nazionale» e aggiunge: «i costi dell'ingresso dei nuovi stati membri nella Ue non possono essere sostenuti soltanto dalla nostra categoria: benefici e sacrifici dovrebbero essere ripartiti tra tutta la popolazione».
Dai vari comitati sono state avanzate varie proposte per far fronte al problema, tra di esse: l'ampliamento degli ammortizzatori sociali, la dichiarazione dello stato di crisi del settore e la creazione di un fondo di solidarietà con proventi derivanti da aliquote percentuali sull'IVA incassata al confine e con contributi nell'ambito del rifinanziamento dalla legge sulle aree di frontiera.
Spiega Luca Menis: «L'istituzione del fondo dovrebbe costituire una risorsa per garantire gli scivoli ai lavoratori prossimi alla pensione e la formazione e riqualificazione per gli altri, specialmente i giovani che negli ultimi anni sono aumentati nel settore e che adesso stavano acquisendo professionalità».
Un'altra soluzione sarebbe costituita dalla possibilità che il personale qualificato che perderà il posto dall'oggi al domani venga impiegato nell'ambito delle amministrazioni locali e degli uffici finanziari.

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