Burocrazia, costi e tempistiche spropositati per le PMI italiane

Costa 31 miliardi di Euro annui, circa 7.000 ad azienda e rappresenta uno dei maggiori freni alla nascita ed allo sviluppo delle imprese nel nostro Paese.

Questo lo scenario, inerente la burocrazia, che emerge dall’ultimo Report del Dipartimento della Funzione Pubblica cui si aggiunge, quello ben più recente, elaborato dalla Banca Mondiale (Doing Business 2018) che colloca l’Italia al 14esimo posto della graduatoria fra i 19 Stati dell’area Euro sulla facilità del fare impresa.

Nel dettaglio, l’Italia è fanalino di coda sia per quanto riguarda i costi per avviare un’azienda ( 13,7% sul reddito pro capite a fronte del 3,6% della media comunitaria), sia per quelli inerenti recupero crediti in caso di fallimenti (il 22% sul valore della garanzia del debitore contro il 9% medio nell’UE).

Il nostro Paese si colloca invece due gradini più in alto (17esimo posto) per il numero di ore annue necessarie per il pagamento delle imposte (238) contro le 149 del bacino a 19  e per i tempi richiesti per la risoluzione delle dispute commerciali (36 mesi) contro i 20 dell’indice medio UE.

Tempi più dilatati in Italia (7,5 mesi) rispetto a molte altre nazioni ( 6mesi) pure per ottenere i permessi per costruire un capannone  (7,5 mesi) mentre si sale di due posizioni (14esimo posto) in riferimento agli oneri per la risoluzione delle vertenze sulle merci non pagate che in Italia raggiungono il 23,1% del valore contro il 19% della media UE.

A tenere lontani gli investitori dalla nostra penisola  anche il volume del pagamento di imposte e contributi, in Italia pari al 48% sui profitti commerciali dell’impresa (12esimo posto), contro il 42,6% della maggioranza degli altri Stati dell’Europa a 19.

La qualità della PA  italiana risulta essere particolarmente scadente nel Meridione, mentre il Trentino Alto Adige, che precede Emila Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, risulta essere la regione dal contesto migliore.

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