Cala il lavoro indipendente in Friuli Venezia Giulia

Tracciare una panoramica sull’andamento dell’occupazione indipendente, che include imprenditori, liberi professionisti collaboratori, coadiuvanti familiari, lavoratori in proprio, sulle delle ditte individuali e sui trend delle attività autonome di commercio e turismo.

Questo l’obiettivo dell’Osservatorio trimestrale del terziario in Friuli Venezia Giulia, realizzato da Ebiter ed Ires su dati Istat e Movimprese di InfoCamere.

Il Focus evidenzia in primis la forte flessione del numero dei lavoratori indipendenti, passati dalle 120 mila unità del 2008 alle 104mila del 2017, a seguito della contrazione registrata soprattutto nelle costruzioni (-5,6%) e nell’industria ( – 4,5%), più accentuate rispetto a quella evidenziata da commercio e ristorazione (-2,4% su base regionale e -2% a Trieste).

L’emorragia di posti di lavoro indipendenti, sempre nell’arco 2008-2017, è stata massiccia soprattutto in Friuli ( -13,7%)  e nel bacino giuliano( -4,6%), molto meno evidente invece in quello isontino ( -0,4%) mentre, nella Destra Tagliamento, il trend è stato caratterizzato da valori positivi      ( +3,8%).

Circa invece il primo semestre del 2018, su base tendenziale, il lavoro indipendente ha fatto registrare complessivamente ancora un calo  (-1,9%) a seguito soprattutto del decremento di commercio, alberghi e ristorazione che hanno lamentato la perdita di 4.300 addetti, unici comparti peraltro in “rosso”.

Guardando alle ditte individuali, per lo più guidate da uomini (61,2% e con età compresa tra i 50 ed i 69 anni) l’Osservatorio ha messo in luce le difficoltà del segmento del commercio al dettaglio. Sul saldo passivo di 1.739 attività del terziario in FVG (- 225 a Trieste) nella comparazione tra il 2010 e l’anno in corso, ben 892 appartenevano a questo comparto e di queste 284 avevano sede nella città giuliana.  A fare da contraltare alberghi e ristoranti, con una crescita invece di 378 unità produttive (+67 nel capoluogo regionale)

In aumento in regione pure l’incidenza dei timonieri di microaziende provenienti dall’estero (il 17% del totale di cui il 13,5% da Paesi extra UE, soprattutto dalla Cina), con punte che sfiorano a Trieste il 19%

 

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