Cinquanta indagati per la benzina agevolata

Continuavano a utilizzare tessere di aziende che avevano cessato l'attività

Benzina agevolata, frode reiterata.
I nomi di una cinquantina di automobilisti triestini sono iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica. Secondo le indagini del gruppo antifrode della Guardia di Finanza, hanno riempito i serbatoi delle loro vetture private servendosi delle tessere di aziende e ditte che avevano cessato l'attività. E' questo l'ennesimo «incidente di percorso» collegato ai contingenti di carburante a prezzo ridotto riservati a privati e ditte domiciliate in Provincia di Trieste. Negli anni sono stati via via scoperti buoni contraffatti usciti da tipografie compiacenti; assegnazioni a persone decedute o inesistenti; giri di valzer tra automobilisti e gestori di stazioni di servizio. Ma anche buoni collegati a vetture ormai rottamate e tenute in vita artificialmente a livello amministrativo unicamente per attingere benzina a prezzo ridotto.
Ora è la volta delle imprese e delle ditte fantasma. In sintesi, secondo le indagini coordinate dal pm Maddalena Chergia, i titolari o gli amministratori di queste aziende hanno usato o lasciato usare le tessere anche se la società o la ditta aveva cessato l'attività. Dai tabulati è emerso che ognuno degli indagati avrebbe acquistato tra i 500 e i duemila litri di benzina a prezzo ridotto. In totale sarebbero stati erogati indebitamente tra i 40 e i 50 mila litri di carburante, danneggiando in un verso lo Stato, nell'altro la Regione. L'inchiesta ha anche sottolineato impietosamente un paradosso burocratico-amministrativo. L'Azienda speciale della benzina agevolata, da sempre è affidata alla Camera di Commercio. E la stessa Camera di Commercio gestisce per legge il registro delle ditte. I due uffici posti a poche decine di metri l'uno dall'altro dunque non si sono «parlati» fino a pochi mesi fa, quando l'indagine si è avviata. In futuro le due reti informatiche a rigore di logica dovrebbero collegarsi per evitare disguidi e furberie. «Tutto è iniziato con un normale controllo fiscale. La Tributaria è di casa in quegli uffici di piazza della Borsa» ha affermato un consigliere dell'azienda benzina. Le indagini del gruppo antifrode della Guardia di finanza, una volta individuato il filone, non sono state particolarmente difficili. Gli investigatori hanno incrociato i dati che ogni notte arrivando singoli punti vendita di carburante all'elaboratore dati dell'Azienda benzina Quantità erogata, targa della vettura, nome del titolare della tessera. Gli altri dati sono emersi dal registro delle società e in particolare da quella «cartella» in cui sono inseriti i nomi delle ditte individuali e delle imprese che negli ultimi hanno hanno cessato l'attività. Per volontà del titolare, per fallimento, per incorporazione in un'altra società, per trasferimento in altre province. Chi tra i titolari o gli amministratori si è «scordato» di restituire la tessera della benzina agevolata e ha continuato a usarla per far il pieno, dovrà spiegare ai giudici le ragioni della «dimenticanza». Tra i cinquanta indagati, ci sarà qualche smemorato, ma è più probabile che qualcuno abbia fatto il furbo, senza tener conto dell'attività di vigilanza e delle «scie» che ogni operazione con tessere magnetiche o a microchip lascia alle proprie spalle. Così accade per i prelievi bancomat, per le chiamate col telefonino cellulare, per i pagamenti elettronici con carte di credito, per i pedaggi autostradali effettuati mediante telepass. Giorno, mese, ora, nome del titolare, località in cui era presente in quel momento. Tutto è censito, tutto registrato. Anche i pieni di benzina agevolata, Provare per credere, come i 50 indagati dalla Procura.

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