Embargo, arma spuntata?

Riportiamo di seguito un articolo apparso sulla Staffetta Petrolifera, in merito all'embargo di prodotti petroliferi da parte dell'Iraq

L'arma è spuntata, l'Italia importa dall'Iraq appena il 5% del suo fabbisogno (nel 2001 le importazioni di petrolio greggio si sono dimezzate scendendo a 3,93 milioni di tonnellate), gli effetti saranno marginali, la crisi provocherà aumenti minimi, la quota irachena è rimpiazzabile, ci sono scorte a sufficienza, quella dell'Iraq è solo una sfida politica, sono solamente fiammate emotive, non bastano tre paesi falchi dell'Opec (Iraq, Iran e Libia) a fare una maggioranza nei paesi del Cartello, l'Arabia Saudita e l'Opec sono fornitori affidabili e non faranno mancare il petrolio all'Occidente, non ci sono le condizioni per un rialzo stabile del prezzo del petrolio.
Le prime reazioni a caldo alla decisione dell'Iraq di sospendere immediatamente per un mese le esportazioni di petrolio in segno di protesta per l'occupazione israeliana dei territori palestinesi sono state improntate chiaramente a calmare le acque, anche se il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, ne ha tratto spunto per rispolverare l'ipotesi del ricorso da parte del Governo alla leva fiscale per congelare i rincari e si è preoccupato del messaggio politico insito nella decisione di Saddam Hussein. Un aspetto sottolineato da diversi commentatori che temono gli effetti psicologici dell'annuncio ed evocano il rischio di un vero e proprio allarme petrolifero, di un'accelerazione della spinta ai preparativi di guerra contro l'Iraq, un attacco destinato comunque a costare un prezzo più alto del previsto nella misura in cui Saddam, come negli anni '50 Nasser, diventa un eroe della masse arabe (il petrolio appartiene al popolo, ha detto annunciando la decisione, e può essere usato come un'arma contro l'Occidente”), punto di riferimento anche per altri regimi ancora incerti sul da fare.”

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