«La deregulation favorisce solo la grande distribuzione»

I commercianti dicono no all'apertura 24 ore su 24

La Regione ha recentemente approvato una norma che liberalizza gli orari di apertura dei negozi della piccola distribuzione. Tuttavia, ai commercianti udinesi di questo provvedimanto importa poco, per non dire nulla. Infatti, sono tutti contrari a una «giungla di orari, capace solo di confondere la clientela». Gli esercenti criticano in coro una disposizione che «a parole è stata fatta per i piccoli, ma in realtà può favorire solo gli esercizi commerciali che hanno molto personale e possono organizzare la turnazione. Per i negozi del centro – sottolineano -, quasi tutti a gestione familiare, questa libertà – positiva in sé per sé – non ha senso». Gli orari di apertura, dunque, rimarranno quelli di sempre. «Bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare – sentenzia, per esempio, Pierluigi Bulian, titolare di una profumeria – e le ore che dedichiamo alla clientela sono più che sufficienti». «E' assurdo – commenta poi Annamaria Linda, che gestisce l'omonimo negozio di abbigliamento e intimo -: noi continueremo a lavorare come sempre, perché le fasce orarie sono già “tagliate” sulle esigenze individuali. Chi volete che venga a comprare a ora di pranzo o la sera tardi? E poi avevamo provato ad aprire una sera durante la settimana ed è stato un flop: questa non è una città turistica». La stessa cosa dice Renato Bertani, titolare del negozio di intimo Pelizzo: «Non cambieremo orari – riferisce-, al massimo potremmo aprire il lunedì». Un'inutile deregulation anche secondo Andrea Bossaro, gestore del B/Store: «Non sono d'accordo – dichiara -, si può lavorare bene al massimo per 8-9 ore al giorno. Oltre non ha senso, è la clientela stessa che non risponde. E poi i guadagni non aumenterebbero in maniera proporzionale alle ore di lavoro». E' negativo anche il parere di Danilo Campagna, proprietario della calzoleria Dimoda. «Spero che i commercianti rispondano a questa norma con un'autoregolamentazione, indispensabile per non disorientare il cliente. Alcuni paletti sono necessari. E comunque Udine non è matura per questo. In più in estate – conclude -, a giocare contro, c'è anche il fatto che le località balneari sono a meno di un ora di macchina»”. E' della stessa idea Barbara Bassetti, titolare della Valigeria moderna: «Spero che tutti continuino con gli orari attuali, altrimenti la città scivolerà nella confusione. In fondo, nemmeno nelle grandi città, la sera, si va oltre una certa ora. E poi questo è un negozio a gestione familiare, per cui sarebbe impossibile tenere aperto più a lungo». Contrario anche il mondo dell'occhiale: «Non possiamo mica aprire giorno e notte – afferma Rosa Nappi, della Optex -, ognuno ha il diritto di riposare. E nemmeno possiamo competere con i ritmi della grande distribuzione». Idem anche in un altro settore, quello della gioielleria: parla il signor Cristian, titolare di un negozio che porta lo stesso nome. «Il tempo dedicato al consumatore è già tanto – spiega – e poi bisogna pensare ai dipendenti che, dopo un certo orario, non potrebbero più contare, per esempio, sui servizi di trasporto. E non saprebbero a chi lasciare i figli. Insomma sarebbe tutto sballato, a fronte di ritorni economici inconsistenti». La scarsità di dipendenti, infine, è il nocciolo della questione anche per Lucia Spissi, gerente del punto vendita della Cacao (abbigliamento per bambini). «La libertà va bene – dice -, ma penalizza i più piccoli. Quando infatti si è solo in due, come nel nostro caso, non si possono fare i turni».

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