Pesce “doc” contro il mercurio

.: rassegna stampa

I commercianti, dopo il crollo delle vendite, invieranno all’Azienda sanitaria dei campioni per testarne la genuinità – «Il nostro prodotto è sanissimo e non c’entra nulla con gli allevamenti di Grado»

Oramai è psicosi collettiva. Ieri è stata una giornata pesantissima per le pescherie della città: la sindrome da mercurio che sta attanagliando i triestini ha fatto crollare il volume d’affari del settore di più del 50 per cento.
«Ho battuto meno della metà degli scontrini che normalmente consegno alla clientela in una normale giornata di lavoro – ha detto uno sconsolato Livio Amato, responsabile della categoria dei pescivendoli per la Confcommercio locale – e tutto questo nonostante le rassicurazioni che stanno arrivando dalle fonti più autorevoli. Speriamo che presto la gente si convinca che il pesce che viene venduto sui nostri banconi – ha aggiunto – è sanissimo e non c’entra con gli allevamenti della laguna di Grado».
L’altro ieri, appena si era diffuso l’allarme, per la presenza di mercurio in alcuni campioni di pesce proveniente dagli allevamenti gradesi, il calo di vendite era stato nell’ordine del 30 per cento e si sperava, all’interno della categoria interessata, in una rapida inversione di tendenza. Ieri invece la curva al ribasso, per ciò che concerne gli affari, si è ulteriormente acuita: «Non immaginavamo una situazione di questo tipo – ha proseguito Amato – anche perché problemi di questo tipo noi non ne abbiamo mai avuti».
Insomma si sta tornando all’epoca della mucca pazza, soltanto che stavolta nel mirino dei consumatori (anche in quel periodo si registrò un brusco calo nelle vendite della carne nei negozi specializzati) ci sono branzini e orate, sospetti di inquinamento. «La gente entra oramai quasi solo per chiedere informazioni – ha precisato il responsabile della categoria – e non più per comperare».
Ma i pescivendoli della città hanno preso una decisione importante, nell’auspicio di riuscire a rianimare il mercato, ritrovando la fiducia dei consumatori: «Abbiamo interessato il Dipartimento dell’Azienda per i servizi sanitari competente per il controllo sugli alimenti di origine animale – ha affermato a questo proposito Amato – e cominceremo subito a consegnare quotidianamente ai sanitari dei campioni di pesce della provenienza più varia, in modo che le verifiche compiute da uffici autorevoli possano offrire le necessarie garanzie alla popolazione».
In altre parole, a cominciare probabilmente da oggi, tutti i pescivendoli della città consegneranno qualche esemplare individuato sui banconi, per ottenere un certificato che ne attesti la bontà; si tratta di sottoscrivere una dichiarazione che garantisca l’assenza di sostanze nocive per l’uomo. E’ questa un&#8

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