Pesce sicuro a Trieste

.: rassegna stampa

Le pescherie: «Abbiamo perso il 30 per cento degli incassi»

A Trieste il pesce che si acquista nelle pescherie è sano. L’85% di quello che viene proposto sui banchi di vendita infatti è frutto del lavoro dei pescatori locali, che operano nelle acque del golfo, notoriamente pulite e integre; il restante 15%, che rappresenta il prodotto degli allevamenti, non proviene da Grado, ma dagli impianti di Duino, del vicino Veneto e della Sardegna. L’allarme provocato dal rinvenimento di tracce di mercurio nei pesci allevati vicino alla cittadina lagunare sembra dunque non riguardare la città.
A dichiararlo, suffragando l’affermazione con tanto di dati, per confermare la buona fede, è il presidente della categoria in seno alla Confcommercio, Livio Amato: «Trieste è una città quasi del tutto autosufficiente per quanto concerne il pesce – spiega – nel senso che al fabbisogno delle pescherie attive in città (una quarantina, ndr) provvedono per lo più i pescatori locali. Ciò è più evidente nei mesi caldi e fino all’autunno inoltrato – aggiunge – quando il cosiddetto pescato copre quasi completamente le necessità delle pescherie. Per completare la varietà di pesce da proporre alla clientela, dobbiamo ricorrere al pesce da allevamento, ma le aziende alle quali ci rivogliamo sono di Chioggia e di alcuni centri di pesca della Sardegna. Tutto questo mi permette di rassicurare i consumatori triestini – sottolinea – e di invitarli a non farsi prendere dal panico. Il pesce che possono trovare nelle nostre pescherie è certamente valido – dice infine – e rigorosamente controllato sotto il profilo sanitario».
Amato e i suoi colleghi ieri, quando si è diffusa la notizia relativa all’inquinamento da mercurio al quale sarebbero sottoposti i branzini e le orate allevati nelle valli di pesca di Grado, hanno subito cercato di arginare l’ondata di diffidenza che inevitabilmente si è diffusa fra la popolazione, ma quest’operazione di convincimento a poco è servita: il calo degli affari, registrato ieri nelle pescherie triestine, è stato nell’ordine del 30%. «Si è trattato di una giornata di lavoro da dimenticare – riattacca Amato – del resto quando si creano queste situazioni è difficilissimo reagire subito e con efficacia, anche se si è consapevoli di stare dalla parte della ragione, come noi pescivendoli in questo caso. Lo ribadisco – prosegue il responsabile della categoria nella Confcommercio – noi acquistiamo a Grado esclusivamente i frutti di mare, anche perché quella è una zona famosa proprio per questo particolare tipo di produzione. Ma i branzini e le orate, come del resto i rombi, cioè i pesci più pregiati, li troviamo in misura adeguata nel nostro mercato all’ingrosso – conclude – al mattino ed è il frutto del l

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