Sempre più numerose le saracinesche abbassate

.: rassegna stampa

Negli ultimi anni hanno detto «basta» Cappelli, Misan, Manuel, Marascutti, Riccobon e Giovanni Cesca


Le librerie Cappelli e Misan, il negozio di abbigliamento Manuel, il buffet Marascutti, il bar Vermouth di Torino, le boutique Fendi, Nazareno Gabrielli, il negozio di casalinghi di lusso Giovanni Cesca, la merceria Riccobon. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Sono solo alcuni degli esempi di ditte, nomi, in alcuni casi delle autentiche istituzioni cittadine, che sono stati cancellati dalla geografia di Trieste, spazzati via da un vento che da un paio d’anni sembra travolgere un po’ tutti.
E’ il segno dei tempo che stanno cambiando: fare commercio o stare dietro al banco a cucinare e mescere bevande diventa ogni giorno più difficile. Perché avviene tutto ciò? La domanda forse è destinata rimanere senza una risposta esaustiva.
A sentire l’ultimo imprenditore storico che, in ordine di tempo, ha abbandonato l’attività, Giovanni Cesca, le ragioni sembrano facilmente individuabili: «Ho cominciato da ragazzino, quando mio nonno mi mise dietro al banco, nella stessa via Mazzini nella quale da pochissimo abbiamo deciso di chiudere l’attività secolare della famiglia – racconta – e adesso ho deciso di smettere perché credo di avere fatto il mio dovere. Per troppi anni ho rinunciato alle ferie, agli svaghi e ho fatto tutto questo per mandare avanti l’azienda – aggiunge Giovanni Cesca – ma oggi tutto è diventato complicato, ci sono ostacoli da qualsiasi parte si guardi e invece di venir agevolati ci si trova penalizzati. Credo sia giunto il momento di chiudere del tutto».
Dall’altra parte c’è chi si ripropone con nuove modalità: «Abbiamo deciso di concentrare gli sforzi su un negozio multipiano in pieno centro – dice Fulvio Bacchelli, amministratore unico di Universaltecnica, azienda che nei giorni scorsi ha festeggiato con la clientela il primo anno di attività nella sede di corso Saba – perché crediamo che questa scelta possa risultare vincente. E’ una scommessa che speriamo di vincere».
Ma c’è anche chi ha ceduto alle lusinghe dei soldi dei cinesi, vendendo l’attività, oppure ha mollato la presa davanti alle insistenze di grandi catene. E poi c’è chi ha mantenuto il nome tradizionale (per esempio Marascutti), per iniziare un discorso nuovo, rivolto ai giovani. «Abbiamo optato per un cambio di rotta – dice il nuovo titolare del popolare buffet di via Battisti, Davide Belleli – perché abbiamo effettuato delle indagini di mercato e abbiamo rilevato che al giorno d’oggi bisogna superare determinati canoni e proporsi nel modo che secondo noi è il più al passo con i tempi».
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