SOS Commercio, a Trieste persi quasi 400 negozi negli ultimi dieci anni

A Trieste, tra il 2008 ed il 2017, hanno abbandonato il mercato ben 376 negozi, nella stragrande maggioranza dei casi (348 aziende, per lo più micro o piccole imprese), dislocati nei rioni o nelle aree immediatamente periferiche. A dicembre 2008, infatti, il numero di attività commerciali del centro storico era 219 mentre quelle al di fuori di tale cinta risultavano essere 1.899, a fronte, a dicembre 2017, delle 191 della prima fascia e delle 1551 della seconda.

La contrazione ha interessato in modo particolare alcuni segmenti del commercio al dettaglio rionale tra cui, in primis, i punti vendita specializzati per lo più di abbigliamento, tessili  e calzature, ma anche di fiori ed articoli generici (-174, dai 740 di dieci anni fa si è passati  infatti ai 514 di dicembre 2017), di generi  alimentari e bevande (-45, da 254 a 209) ed anche le rivendite di tabacchi (-21, da 88 a 67).

Una flessione ha riguardato però anche il commercio al dettaglio ambulante, con 120 attività presenti a fine 2017 contro le 166 di dicembre 2008.

Uno scenario, questo, che, per Confcommercio, impone, da subito, azioni concrete ed incisive, da parte del futuro Esecutivo ma anche a livello politico-istituzionale locale, per evitare un ulteriore depauperamento di un settore, quello del commercio, che è stato e rimane a tutt’oggi tassello fondamentale per economia ed occupazione del territorio.

Fra le possibili misure da adottare, l’abbattimento e la semplificazione del prelievo  fiscale locale, la riduzione  del costo delle utenze per le piccole e micro imprese rionali, incentivi fiscali in caso di locazione di fori commerciali sfitti e politiche di sviluppo commerciale condivise, attente anche alle esigenze di rioni e periferie e volte a garantire l’equilibrio tra tutte le componenti la rete distributiva.

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