Stabilimenti balneari e concessioni, enti locali essenziali nella riforma normativa

Un invito a dare seguito attuativo alla nuova Legge nazionale che ha riformulato la durata delle concessioni ad uso balneare e una riflessione condivisa su problematiche e criticità, a tutt’ oggi irrisolte, di forte incidenza per il comparto.

Se n’è parlato nell’incontro, svoltosi a Trieste e organizzato dalla Confcommercio giuliana, che ha visto confrontarsi le imprese del SIB del Friuli Venezia Giulia, il Sindacato Italiano Balneari aderenti a Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi) con l’assessore regionale alle Finanze e al Patrimonio, Barbara Zilli.

All’incontro hanno preso parte i presidenti nazionale e regionale del SIB, Antonio Capacchione e Salvatore Sapienza, quello della Fipe regionale Bruno Vesnaver e il comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, Luca Sancilio.

In apertura è stato evidenziata la grande rilevanza del segmento balneare che, solo in Friuli Venezia Giulia, a regime, vede attive una cinquantina di aziende, con almeno 400 addetti impegnati, senza includere le molteplici strutture ricettive che offrono propria clientela spiagge di pertinenza e relativi servizi.

“Gli imprenditori di questo comparto – ha spiegato Bruno Vesnaver – sono una delle colonne portanti del sistema-turismo che, per offrire strutture e servizi di alta qualità, devono investire, e per investire hanno bisogno di certezze e chiarezza da parte delle istituzioni”.

“La nuova legislazione nazionale – ha premesso quindi Capacchione – è sicuramente una grande occasione per le imprese del settore. Tuttavia, dopo l’input normativo dell’Esecutivo, è essenziale ora una partecipazione attiva e tempestiva delle amministrazioni locali senza la quale le disposizioni non potranno trovare applicazione e tradursi in concreta opportunità per gli imprenditori sui quali, non va scordato, il volume di attività e ricavi, è condizionato non poco anche dalle condizioni meteo stagionali”.

Un altro tema affrontato, prioritario per il sindacato, è legato ai canoni OMI, fissati appunto in base alle stime dell’Osservatorio Immobiliare Italiano, dei quali è stato più volte richiesto una revisione.

“Agli imprenditori – ha spiegato ancora Capacchione – vengono richieste cifre spropositate che si vanno ad aggiungere peraltro agli altri numerosi oneri fiscali. Senza un intervento di salvaguardia per le realtà del settore interessate da questo contesto normativo che prevede per gli imprenditori inadempienti pesanti sanzioni amministrative e la perdita delle concessioni, c’è un concreto rischio di chiusure a raffica con pesanti riflessi produttivi e occupazionali, sia diretti nonché su un vasto indotto”.

I vertici del SIB hanno poi auspicato la modifica dell’art. 49 del Codice della Navigazione che prevede la devoluzione delle opere senza indennizzo, disposizione legislativa da cancellare in quanto in antitesi con il Diritto Europeo che esclude confische senza risarcimento e il varo di una definizione unica, di respiro nazionale, che fissi criteri condivisi sull’amovibilità delle opere e la possibilità di esercitare il diritto di opzione per i concessionari di aree di sedime non più sottoposte a regime demaniale.

Il convegno è stato anche occasione per ricordare, da parte del comandante della Capitaneria di Porto di Trieste, Luca Sancilio, le attività di controllo che vengono svolte dalla stessa in materia di balneazione a tutela della sicurezza dell’utenza.

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