Commercio nel tunnel della crisi

.: rassegna stampa

Il comparto è a una svolta storica: chiudono molti negozi del centro, gli affari ristagnano, dietro l’angolo avanzano gli ipermercati Paoletti: «È l’ora della specializzazione, chi non si adegua è tagliato fuori»

Un settore che cambia. In profondità e velocemente, al punto che sono in pochi a tenere il passo. E’ questo il quadro del commercio triestino, fotografato alla vigilia della kermesse natalizia del 2002. Hanno chiuso infatti numerosi esercizi, sia commerciali, sia dedicati alla ristorazione, che facevano parte della storia di Trieste, che ne rappresentavano una sorta di emblema. In cambio sono arrivati i negozi gestiti dalla minoranza cinese (le lanterne rosse oramai non si contano più), mentre avanzano super e ipermercati, che non si accontentano delle grandi aree di periferia ma si avvicinano sempre di più al centro cittadino (a breve aprirà il complesso delle Torri d’Europa). Insomma un settore che sta mutando il suo dna: i tempi dei jeans sembrano lontani anni luce e bisogna confrontarsi con una nuova realtà.
«Siamo al cospetto di una situazione che premia la specializzazione e i negozi monomarca – spiega il presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti – e che dall’altra parte penalizza chi rimane ancorato su orizzonti oramai superati. Oggi tutti cercano la qualità – aggiunge – ed è questo che bisogna offrire. Non parlerei di crisi – conclude Paoletti – ma piuttosto di naturale riconversione, anche perché la nostra rete distributiva era sovradimensionata e tarata sugli anni caratterizzati dai flussi di acquirenti d’oltre confine, che non torneranno più».
Parla invece apertamente di «crisi in corso, che si accentuerà subito dopo le festività» Ottorino Millo, presidente nazionale dell’Associazione che raggruppa i gestori degli impianti di carburante e in questi giorni assurto alla stessa carica in seno all’Unione regionale della Confcommercio del Friuli Venezia Giulia. «Non vedo sereno nell’immediato futuro – sottolinea – ma piuttosto una difficoltà intrinseca che progressivamente si allarga all’intero sistema, perché abbiamo tutti meno soldi da spendere».
Sulla stessa linea Franco Rigutti, presidente della locale Associazione commercianti al dettaglio: «Posso constatare quotidianamente dal mio osservatorio personale, cioè il mio negozio – dichiara – che un po’ di movimento lo si registra nei primi giorni immediatamente successivi all’arrivo degli stipendi nelle case, poi da metà mese in là gli affari latitano. Neppure la clientela più facoltosa – prosegue – riesce a spendere con la stessa disinvoltura di un tempo. Non so se si tratta di autentica crisi economica o piuttosto di un atteggiamento di natura psicologica, ma di sicuro – dice infine

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